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A PROPOSITO DEI MARCHI SPORTIVI SUI MURALES. NE PARLA L’AVV. FABRIZIO MEO

MURALES ROBE DI KAPPA

Alla vigilia dell’inaugurazione, dell’ennesima opera di civiltà pagata con risorse che dovevano e potrebbero servire a ben altro, non è possibile sfuggire ad alcune
considerazioni. Voglio premettere che anche Andy Wharol ha utilizzato la zuppa Campbell e ne ha fatto un’icona della Pop Art, ma qui non abbiamo a che fare con Andy Wharol e
neppure con Roy Lichtenstein, tantomeno con Toulouse-Lautrec e gli immobili interessati dai murales sono cadenti e di proprietà pubblica, quindi l’unico riferimento
appropriato che rimane tra quelli citati per inquadrare la fattispecie in argomento è forse quello della zuppa. Incominciamo così col dire che trovo grandemente inappropriato che in due dei
murales, pagati a caro prezzo, compaia, enorme ed in primo piano, il logo pubblicitario Robe di Kappa al pari delle scarpe Adidas calzate dai ragazzi ritratti ed in un altro,
l’aspirante “Milone”, (mi viene da ridere) invece della pelle di leone e della clava con cui fronteggiò i Sibariti, indossa una tuta che è facilmente riportabile ad un modello
commercializzato sempre dall’Adidas. Su questo stesso dipinto, campeggiava, inizialmente, persino il marchio della multinazionale produttrice della tuta, ma evidentemente un rigurgito di pudore ispirato da Aidos, il Dio della vergogna e forse più prosaicamente dalle critiche piovute sui social a riguardo, ha illuminato l’artista così evitandoci in calcio d’angolo almeno
questa di sfacciata ostentazione, ma così, nel contempo, fornendo dimostrazione evidente, di quanto siano opinabili i richiami commerciali operati, anche considerando
il contesto di riferimento. Trovo ancora inappropriato, uno schiaffo a chi non si può permettere una costosa tuta di marca che un tale sfoggio avvenga nei quartieri più popolari ed abbandonati della nostra Città e soprattutto che alcuni dei palazzi di proprietà pubblica, prescelti per accogliere le imperiture opere, cadono letteralmente a pezzi. Stante le premesse, non paia del tutto una provocazione, ma trovo discutibile se non peggio il non aver rintracciato, allo stato, alcuna attestazione di pagamento o in alternativa, di sanzione irrogata a fronte di una pubblicità per nulla occulta quanto evidente e manifesta. Questo in una Città. nella quale, si fa incidentalmente cassa, facendo multe di 5000 euro a venditori ambulanti di panini, piuttosto che di svariate centinaia di euro a chi anche soltanto osa esporre per qualche ora un logo commerciale durante una sagra della birra. Va soprattutto evidenziato che i Murales in argomento sono stati commissionati senza alcuna programmazione, senza alcuna visione, senza volere promuovere alcuna pubblica competizione e senza volere interpellare l’associazionismo, né tantomeno gli eletti del popolo. Questa è un’Amministrazione che ha fatto votare ad una maggioranza di un Consiglio comunale prona a qualunque mortificazione, un DUP e cioè un documento programmatico, in cui si farnetica di autobus all’idrogeno ma non si rintraccia alcuna spiegazione di un’iniziativa tanto costosa quanto del tutto priva di una visione.
Si è cioè voluto strapagare, senza alcuna trasparenza sui criteri di scelta, artisti che Crotone non sapevano neppure dove stava sulla carta geografica. Per la cronaca, l’artista emerito che ha realizzato il murales con il logo Robe di Kappa, interpellato sul punto mi ha narrato di una struggente quanto casuale ispirazione che è stata conseguenza di una foto fatta e scelta tra le tante, scattata a dei pargoli che casualmente, giocavano, nel cortile dello stabile, neppure a dirlo, calzando scarpe Adidas e tirando calci ad un pallone Robe di Kappa, quando si dice il fato.
Tralasciamo in questa sede quali siano state le critiche rivolte proprio all’Adidas in funzione delle modalità di produzione industriale dei suoi prodotti, in relazione ai presunti danni arrecati all’ambiente per non parlare delle critiche rivolte alla multinazionale per il trattamento economico riservato ad alcuni suoi lavoratori, nel corso della pandemia ad esempio. Sono comunque certissimo che se il pallone fosse stato un Super Santos da due euro o anonimo e senza marchio, e le scarpe scalcagnate e malconce non ci sarebbe stata discriminazione alcuna.
Sempre per la cronaca, l’artista si è anche affannato a precisarmi che a lui né Adidas né Robe di Kappa lo pagano, excusatio non petita… verrebbe da dire.
Consigliere Comunale
avv. Fabrizio Meo

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