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“Attenti alla beffa, sparisce la nostra provincia”

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Tornare alle province e ripristinare la sovranità popolare: è questa in sintesi la proposta di legge presentata da Fratelli d’Italia a fine 2022.
Una proposta appunto che si prefigge di superare la legge Delrio del 2014, per ripristinare la sovranità popolare sancita dall’articolo uno della Costituzione, affinché la parola torni ai cittadini che dovranno essere di nuovo chiamati a eleggere gli amministratori della propria provincia. D’altra parte è manifesta l’impossibilità degli enti provinciali di garantire i servizi preposti e a loro demandati.
Il disegno di legge presentato da FdI si propone appunto lo scopo di ripristinare la sovranità popolare sancita dall’articolo uno della Costituzione attraverso la sola modalità costituzionalmente prevista, cioè il suffragio universale e la reintroduzione dell’elezione diretta del presidente e dei consiglieri della provincia.
Occorre quindi rimettere al centro del dibattito politico e parlamentare l’urgente controriforma delle Province.
Anche perché l’attuale quadro normativo e funzionale, in una situazione di stallo, con una riforma rimasta incompiuta non piace più a nessuno: né a chi voleva eliminarle, né a chi voleva restassero. La richiesta di un tagliando mette d’accordo tutte le forze politiche, in un ragionamento convergente seppur con sfumature diverse.
Il tema è molto attuale e il ritorno alle urne per le province italiane potrebbe già arrivare nella primavera 2024, con l’elezione diretta del nuovo presidente della Provincia e del consiglio.
Il dibattito in corso, probabilmente anche nel più ampio disegno del federalismo regionale tocca molto da vicino la provincia di Crotone.
L’attuale geografia politica regionale vede cinque enti intermedi con caratteristiche diverse tra di loro, ma soprattutto vede un territorio, come quello crotonese, sempre più debole, schiacciato dal peso specifico delle altre province, Catanzaro e Cosenza, e dall’area metropolitana di Reggio Calabria.
Andare a votare in queste condizioni rischia di cristallizzare una situazione di arretratezza socio economica.
Siamo un territorio con poco più di 170mila abitanti, su una superfice di circa 1700km², lontano da qualsiasi perimetro di area vasta, laddove la stessa legge Delrio identifica gli ambiti ottimali in aree superiori ai 2500km² e con una popolazione non inferiore ai 350mila abitanti. E’ evidente quindi che anche dal solo punto di vista dimensionale, il nostro peso è assai ridotto.

Bisogna guardare in faccia la realtà e riconoscere quindi che territori come la Provincia di Crotone, rischiano di avere ruoli marginali se non addirittura inesistenti nel contesto regionale calabrese.
Il rischio serio è che Il reinserimento del suffragio universale, nel sistema elettorale degli ambiti provinciali, relegherà la provincia di Crotone in una condizione di marginalità, alimentando la forte tentazione regionale di centralizzare, fornendo argomenti a chi invece disegna processi amministrativi che hanno come riferimento i tre capoluoghi storici, si pensi ad esempio alla recente fase di accorpamento delle Camere di commercio di Crotone, Vibo e Catanzaro.
I partiti e la politica del crotonese dovranno trovare il coraggio di rimettersi al centro del dibattito regionale, costruendo sinergie per difendere la provincia di Crotone e su questo un ruolo centrale spetta sicuramente agli enti principali del territorio, Comune e Provincia, ma anche a tutti gli altri soggetti istituzionali e non.

Su questo tema non bisogna arretrare di un millimetro e occorre difendere il risultato di una battaglia storica coronata con l’entrata in vigore del D. L 245 del 27 marzo 1992 che istituiva la Provincia di Crotone, e che ha visto nel 1995 l’elezione diretta del primo consiglio provinciale di Crotone.

Bisogna avere coraggio nell’individuare soluzioni concrete, mettere in atto processi di fusione che rafforzino Crotone e il suo hinterland, guardando nell’unica direzione ove è possibile trovare interessi coincidenti. Si pensi ad esempio alla possibilità di unire ambiti della costa ionica la cui fusione ci porterebbe a rappresentare un’area vasta di oltre 400mila abitanti. Questo sarebbe l’unico modo per mantenere centrale il ruolo di Crotone.
Non aspettiamoci che altri lo facciano per noi, l’attuale rappresentanza elettorale, sia regionale sia nazionale, ha escluso ogni nostra presenza territoriale e a questo punto, prima che sia troppo tardi, le proposte di difesa dovranno partire dal territorio, dai partiti, dalle forze socio economiche e prima che avvenga l’ennesima beffa ai nostri danni.

Stelvio Marini-Direttivo Territoriale Fratelli d’Italia -Crotone

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