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Dove lo Stato non c’è

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Egregio On. Matteo Renzi
direttore quotidiano il Riformista
Gli scriventi e sottoscritti Vito Barresi e Giovanni Monte
con la presente lettera le chiedono di interessarsi su un sempre scandaloso ‘Caso Crotone’,
città caduta in mano a un ‘certo’ sistema di governo locale e del territorio sotto la regia di un
populismo becero.
Sicuri che Lei, direttore Renzi, con la libertà e l’autorevolezza che la contraddistingue, farà
quanto utile per sollecitare chi ne avrebbe la facoltà e la potestà perchè vengano effettuate tutte
le necessarie verifiche e sorveglianze ispettive, intese ad accertare verità e responsabilità,
anche al fine di prevenire situazioni simili in futuro, laddove quanto accaduto potrebbe non solo
considerarsi un perenne e infinito disastro ambientale (certamente ‘determinato’ da pregresse
mancanze in tema di bonifica ambientale da parte di soggetti sia pubblici che privati) ma come
un fatto che potrebbe anche ricollegarsi a un sistema più complesso e pericoloso di cosiddette
‘ecomafie’.
Ci rivolgiamo a Lei per narrarle quanto accaduto il 25 luglio 2023 a Crotone dove ha preso
fuoco un capannone industriale abbandonato da tempo nell’area SIN dove av rebbe dovuto
effettuarsi una ampia e ben finanziata bonifica territoriale.
Turisti, viaggiatori, residenti, cittadini ci siamo trovati improvvisamente al centro di
UN INFERNO SENZA COPERCHIO
Sgomenti, impressionati, delusi ci è ritornato in mente il titolo di un grande libro di Tahar Ben
Jelloun, emblematico ‘ritratto’ di un Sud abbandonato all’assenza e al dilagare di prepoteri vari,
per cui
DOVE LO STATO NON C’E’
l’unica legge che comanda è sempre quella del fuoco, della paura e dell’omertà. L’ombra
delle ecomafie? L’invocazione spontanea è: “Rompiamo il silenzio delle istituzioni. Verità
sul rogo.” Ecco, quel che moiti calabresi chiedono alla Procura della Repubblica di
Crotone (Procuratore dr. Giuseppe Capoccia) e alla Procura distrettuale antimafia
(Procuratore dr. Nicola Gratteri) è l’apertura di un’inchiesta su quanto avvenuto a Crotone
il 25 luglio 2023.
In quel pomeriggio sono stati bruciati ingenti quantitativi di sostanze altamente tossiche che da
alcuni decenni restano sotterrate o all’aperto sparse nel territorio senza alcun controllo.
Immensi sarcofaghi composti da detriti industriali racchiusi in giganteschi sacchi grigi di
plastica, lasciati senza alcun controllo sotto il sole cocente con temperature esterne che
toccavano oltre i 70 gradi a terra; la città intera e gli automobilisti in transito sulla trafficata
SS.106 si sono trivati dentro un vero e proprio inferno che ribolliva ed esalava miasmi. Tutto è
avvenuto non in posto al sole tranquillo e ridente ma in una in una vasta zona di centinaia di
ettari, ampiamente incustoditi, privi di segnaletiche di pericolo, formalmente sotto la competenza
del Governo e del Ministero Ambiente che tutti conoscono in quanto pericolosa poichè
classificata Sin Nazionale.
Nonostante la cittadinanza attendesse un intervento in merito da parte delladella Regione
Calabria, della Provincia di Crotone e del Comune di Crotone affinchè la Protezione Civile
perimetrasse, nelle settimane e nei giorni a bollino rosso per l’innalzamento delle temperature,
questa zona a rischio, limitando e in parte vietando il traffico automobilistico visto il grave stato
di abbandono dell’area in questione, nulla è stato fatto per scongiurare gli incendi che sono
divampati minacciosamente in tre punti ben specifici e distinti :
1. dentro l’ accampamento di profughi e clandestini di provenienza africana e asiatica sito
nella stazione ferroviaria, situato sotto il cavalcavia che permette l’accesso al centro cittadino in
collegamento con la SS.106, dove l’incendio avrebbe anche potuto ardere vivi i malcapitati
stranieri;
2.davanti all’ingresso del Porto di Crotone, cancello industriale, ricadente nella
competenza dell’Autorità di Sistema Portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio Porto

di Gioia Tauro;
3. in un capannone ricadente nell’area di bonifica dello stabilimento ex Sasol, la cui
competenza sarebbe del Comune di Crotone, incaricato di una riqualificazione con fondi (1,2
mln) stanziati dal Ministero, come da procedimento della bonifica delle acque di falda dello
stabilimento dismesso “Kroton Gres Industrie Ceramiche srl-ex Sasol”, ricompreso nel
Sito di interesse nazionale di Crotone-Cassano-Cerchiara con l’obbligo di risanare l’area dell’ex
stabilimento (estesa 13,438 ettari e adiacente all’ex zona industriale) e di attivare «gli interventi
di messa in sicurezza permanente, bonifica dei suoli e ripristino ambientale e delle acque di
falda, basati rispettivamente sul confinamento fisico delle aree di proprietà e sull’ultimazione di
una barriera idraulica per la messa in sicurezza della falda – area stabilimento ex Sasol Sin di
Crotone».
Nonostante il Sindaco di Crotone durante lo svilupparsi dell’incidente ambientale con un suo
resoconto diffuso in quelle stesse ore affermava testualmente che:
“Nella immediatezza della situazione verificatasi a seguito di incendi che si sono verificati in città
Sua eccellenza il prefetto, che ringrazio, ha convocato il CCS (Centro Coordinamento dei
Soccorsi) al quale hanno partecipato, tra gli altri, i rappresentanti di Questura, Carabinieri,
Azienda Sanitaria Provinciale, Protezione Civile Regionale, Vigili del Fuoco ed Arpacal. Uno
degli incendi ha riguardato, in particolare, un capannone ex Sasol, attualmente sottoposto a
custodia giudiziaria. E’ stata subito interpellata sia la società che la curatela fallimentare per
conoscere la tipologia di materiali presenti nel capannone. Oltre alle informazioni abbiamo avuto
anche dei riscontri fotografici dai quali si evince la presenza di sacchi di plastica (big bags) ed
altri contenitori di plastica utilizzati per insaccare il prodotto finito. Non risultavano nel
capannone presenze di prodotti o scarti di lavorazione industriali combustibili Il dott. Aloisio
dell’Arpacal è stato costantemente in contatto con la dott.ssa Oliverio, responsabile del
monitoraggio della qualità dell’aria. Alle 23.00 di ieri i valori della qualità dell’aria monitorati
risultavano nella norma. Colgo l’occasione per ringraziare tutte le forze presenti al CCS. In
particolare un ringraziamento per l’impegno e la professionalità espressa va ai Vigili del Fuoco,
prontamente intervenuti per domare una situazione che ha destato particolare apprensione
nella comunità cittadina. Il sindaco Vincenzo Voce”
scrivendo ulteriormente che:
“Mi dispiace ma sto leggendo solo ora. Sono stato cinque ore in Prefettura a un CCS (Centro
Coordinamento Soccorsi). In Prefettura quando si convoca il CCS sono presenti i comandanti
dei CC, VVFF, Questore, ASP, protezione Civile, Calabria Verde, ecc. Ovviamente è stata
monitorata minuto per minuto tutta la situazione. Nel caso specifico del capannone ex Sasol,
che ha preoccupato tutti noi (e voi), si è trattato di un incendio di materiale plastico, perchè il
prodotto finito ( le zeoliti) erano insaccati in dei big bags di plastica. Le zeoliti sono minerali
(silico alluminati) che col calore al massimo liberano acqua e si trasformano in ossidi. La nube
nera e tossica è sempre stata direzionata verso il mare è MAI (dico MAI) è stata orientata in
città. Il sito è sotto la curatela giudiziale, che è stata prontamente contattata. Nessun veleno
tossico è stato sprigionato dalla mancata bonifica, come ho avuto modo di leggere sui social da
qualche “super ignorante”. Continuerò ad aggiornarvi. Buona serata”

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