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E’ solidarietà continua con il suo presidente Maurizio Principe a rimediare principi di legalità, al Filolao di Crotone con il Procuratore Capoccia.

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Maurizio Principe è l’erede di un progetto del grande giudice Raffaele Lucente  tra legge e solidarietà. Appunto. Lo fa ancora tra i banchi di scuola, quella scuola che vede nell’insegnamento l’educazione alla legalità con progetti mirarti. E il liceo di Crotone Filolao raccoglie il messaggio di una sequenza di programmi che entrano a far parte di un quotidiano che ha bisogno del contributo di tutti. Soprattutto del cambiamento generazionale che aborre il vecchiume delle regole del silenzio e del nessuno deve sapere. Al nuovo, pieno di costanti principi. Dove la legge tutela tutti, ma tutti siamo responsabili di cosa facciamo e cosa siamo. Nella sala polivalente del liceo, si sono ritrovati il procuratore dottor Capoccia, la dottoressa Cortese dell’associazione, la dirigente scolastica Iaccarino, e il Presidente Maurizio Principe.

Il procuratore Capoccia continua con la sua presenza il percorso della legalità. Prima davanti al tribunale, dinanzi alla macchina Quarto Savona 15 (nome in codice) o, meglio ciò che è rimasto della strage di Capaci. Il massacro di Falcone e la sua scorta, la memoria che vogliamo riportare. Dove gli eroi devono servire a qualcosa come Falcone, Borsellino e la sua scorta e, non solo. E come diceva sul palchetto Tina Montinaro quei 500 chili di tritolo sono entrati in tutte le case delle persone oneste. Ma gli uomini come il dottor Capoccia non appendono le scarpette al chiodo, anzi, la legalità diventa una sorte di vangelo. Dentro il quale ci sono delle parole d’ordine che vanno pronunciate all’infinito.

Lo abbiamo di nuovo visto sull’erbetta dello Scida a Crotone, con E’ solidarietà in testa, scalciare con l’associazione magistrati, i preti, le suore la Polizia di Stato di Crotone davanti a centinaia di ragazzi di tutte le scuole della città e non solo per parlare di una memoria incancellabile.

I complimenti, ai ragazzi dell’istituto che con il loro corto-cult hanno raccontato il vissuto. Attorno ad una scuola, tutta, abbandonata a se stessa, di un quotidiano crudele soprattutto nelle aree scolastiche, il quale ha vinto il premio intitolato a Lea Garofalo.

Ada Cosco

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