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IL TERROIR DI SPADAFORA 1915 AFFASCINA IL VINITALY 2024. «IL VINO VA RACCONTATO PUNTANDO SULL’IDENTITA’ DELLE ETICHETTE. LA DEGUSTAZIONE E’ UN’ESPERIENZA COMPLESSIVA CHE CREA EMOZIONE ANCHE CON L’IMMAGINAZIONE»

IPPOLITO SPADAFORA

Quattro generazioni al lavoro da oltre 100 anni. Da quel lontano 1915, quando il patriarca Ippolito Spadafora iniziò a vendere il suo vino sfuso – nato sulle colline di Donnici provincia di Cosenza, zona doc del magliocco – in tutta l’area circostante, facendo diventare familiare, tra consumatori sempre più numerosi, il suo nome di piccolo e appassionato produttore. Il figlio Domenico, nel 1968, impresse una svolta a quella produzione, iniziando a imbottigliare i vini e tirando su l’Azienda che porta il nome di famiglia e che oggi distribuisce in Calabria, in Italia e in molti Paesi del mondo: Spadafora 1915.

«La nostra forza risiede nel profondo legame con il territorio. Il vino è l’espressione del luogo da cui proviene, separati non avrebbero lo stesso valore. Quando si parla dei vini, prima di tutto si discute della loro origine, del clima, degli abbinamenti gastronomici. È quindi naturale e giusto che ogni vino racconti la storia del suo territorio».

A parlare è Ippolito Spadafora, che del nonno, fondatore della dinastia, porta il nome. Dirige oggi, insieme al padre Domenico Spadafora, l’azienda situata a Mangone, nell’alta valle del Savuto in provincia di Cosenza, dove si estende su 20.000 metri quadri, di cui 3.000 coperti.

«Siamo la prima tappa della “Strada del vino e dei Sapori” del Brutium e siamo molto felici di poter accogliere visitatori, appassionati e curiosi. E’ per questo che abbiamo investito anche su una cantina molto attrezzata, oltre che, naturalmente e prima di tutto, sulla qualità nella produzione dei nostri vini».

Su circa 40 ettari in collina, tra i 400 e i 700 metri sul livello del mare, Spadafora 1915 usa la tecnica della spremitura soffice, per non maltrattare le uve.

Ma non solo: «La conformazione del territorio su cui nascono le nostre viti ad alberello e quella delle stesse piantine – spiega il Direttore commerciale dell’Azienda – ci consentono solo la raccolta manuale, ma questo rappresenta certamente un “plus”. Abbiamo una minore resa per ettaro, in termini quantitativi, tra 500mila e 600mila bottiglie l’anno, ma sicuramente una maggiore qualità, che punta, come dicevo poco fa, sulla forte identità di ciascuna delle nostre etichette».

Ogni vino Spadafora si lega, infatti, direttamente a un personaggio o a una località della Calabria: il Telesio, dedicato all’illustre filosofo e scienziato cosentino; il Peperosso, per ricordare la tradizione enogastronomica legata al piccante; il Pandosia, per evocare l’antica città fortificata fondata da Re Italo e capitale dell’Enotria, e tutti gli altri, capaci di creare bellissime suggestioni, a partire naturalmente dal gusto.

«Noi vogliamo che i vini siano raccontati – sottolinea Spadafora – perché la degustazione è un’esperienza che inizia ancora prima dell’assaggio, coinvolge tutti i sensi e anche l’immaginazione, creando così l’emozione».

Da oltre 15 anni Spadafora 1915 partecipa al Vinitaly e anche quest’anno è presente con tutte le sue etichette e con la sua attrattività, nel padiglione in cui la Calabria ha riunito, in una veste completamente rinnovata, tutte le Aziende della regione.

«Questa scelta è certamente vantaggiosa per tutti – dice ancora – Ognuno di noi, come produttori calabresi, ha rapporti che possono essere condivisi con gli altri. Il mercato è ampio e le produzioni calabresi sono ancora limitate, c’è dunque spazio per ciascuno di noi. Creare sinergie, d’altronde, significa crescere insieme. Siamo ancora in una fase embrionale di questo percorso, ma la scelta di riunirsi in un unico spazio della Fiera veronese rappresenta senz’altro un passo fondamentale in avanti e un chiaro messaggio: lavorare insieme è possibile».

Finalmente oggi si parla della Calabria vitivinicola in un modo diverso: con curiosità e minori criticità rispetto al passato. E il prodotto, ormai di qualità, si apre a nuove opportunità di espansione che prima erano proibitive.

«Noi, per esempio, siamo riusciti quest’anno ad avere una maggiore penetrazione anche sul mercato del Veneto, grazie a collaborazioni sul lago di Garda – sottolinea Spadafora – quindi il nostro marchio è ormai presente su quest’area. In Italia ci posizioniamo bene nelle aree con alta presenza di corregionali, come le grandi città di Roma e Milano. A livello internazionale, invece, oltre ai mercati tradizionali come Germania e Svizzera, stiamo conquistando nuove aree come il Giappone e la Cina. In questi Paesi, infatti, sta emergendo una maturità nel consumo di vini che li porta a valutare anche prodotti alternativi ai più rinomati».

In quest’ottica naturalmente il Vinitaly rappresenta una tappa importantissima per la visibilità e ulteriori sviluppi di mercato, ma con una nuova visione.

«Il Vinitaly non è più soltanto una splendida vetrina, ma è un’occasione soprattutto per consolidare certi rapporti, è un punto d’arrivo, nel senso che si lavora prima per arrivare poi al momento dell’incontro con una pianificazione, facendo degustare le nuove annate in esposizione e programmando le nuove interazioni.

Siamo molto soddisfatti – conclude Ippolito Spadafora – per le presenze che abbiamo già registrato nella prima giornata di Fiera. Battezzata peraltro da un brindisi con il Presidente della Regione, Roberto Occhiuto, e con l’Assessore all’Agricoltura, Gianluca Gallo, che ringrazio per la loro visita al nostro stand, ma soprattutto per il grande lavoro che stanno portando avanti per il settore agricolo calabrese, supportandoci anche con investimenti importanti nella Comunicazione».

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