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Un secolare Rito Calabrese del Carnevale I Polecenelle e Corajisima

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Quando si parla di Pulcinella si pensa a Napoli ignorando, che anche in Calabria esiste un’antica maschera chiamata “Polecenelle” usata nel periodo di Carnevale. I Polecenelle sono celebrate nel cosentino precisamente ad Alessandria del Carretto, indossano una maschera in legno con variopinti foulard. Durante le sfilate i Polecenelle toccano la gente con lo “scruiazzo” per augurare felicità e fertilità, un antico rito propiziatorio che affonda le radici nella cultura magnogreca. Molto probabilmente questa maschera era presente in passato anche a Crotone, ne rimane traccia in un manoscritto del 1894 custodito nella Biblioteca Nazionale di Napoli “Poesie dialettali del Crotonese – Una farsa Cotronese” Cotrone, edito da Tipografia Pirozzi. In questo volume si parla di “Zeza” moglie di Polecenella. In una nota si legge che Zeza era antichissima a Cotrone e che i popolani ne curavano la rappresentazione. Sappiamo da altre fonti, che la chiusura della festa avveniva con la celebrazione di un funerale, quello del Carnevale. Un’altra figura chiave per la Calabria intera e per la nostra provincia era Coraisjma, che arrivava al termine del martedi grasso per annunciare la Quaresima. Chi è? E’ la vedova di re Carnevale, con abiti neri ricorda a tutti l’ingresso in un tempo di penitenza, restrizioni e proibizioni.
“Coraijsima pizzu stortu te manciasti tu sula nu porcu” La Coraijsima è raffigurata nell’atto di filare con il fuso e la rocca, ricordando le Moire o le Parche (dee del destino nella mitologia greca) Della tradizione greco.latina, il filo rappresenta lo scorrere del tempo dei quaranta giorni di penitenza e di astinenza dalle carni. Lo scopo di questa figura è quello di scandire il tempo da Carnevale a Pasqua tirando ogni settimana, una delle 7 penne di gallina infilzate in un supporto che varia di zona in zona.

 Flavia Lombardo

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