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Una Università in città: di Mauro Calabretta

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Una Università in città ? PERSONALMENTE AVREI RIAPERTO IL CIAPI pregevole iniziativa ( ci mancherebbe ) a patto che le facoltà sfornino LAUREATI APPETIBILI; esatto contrario di un costoso parcheggio, avente quale scopo il rilascio di un titolo “non spendibile” se non per l’essere chiamato Dotto’. Il mercato italiano, con esso il mondo produttivo, ci insegnano quotidianamente che le IMPRESE, rischiano di chiudere per assenza di maestranze specializzate ( chiedete chiedete ). Non si trovano più IDRAULICI, ELETTRICISTI, STRUMENTISTI, TUBISTI E SALDATORI ( un tempo … eravamo eravamo fucina nazionale ) Un esercito di “ MAESTRI RICHIESTI “ che certamente, non potranno esibire un dott dinnanzi al loro nome,ma che in compenso, rispetto ai tanti “accademici” sfornati ogni anno, contribuirebbero a tenere In piedi il mondo della piccola e media impresa, dell’artigianato, delle partite iva, con la possibilità concreta di un moltiplicatore di professione da tramandare alla Futura generazione. Bene l’università in città ed un plauso a chi lotta per il raggiungimento di risultati collettivi ( Bravo Luca ) … senza però mai dimenticare, che il livellamento non è sempre sinonimo di miglioria ( sim tutt laureati ) se esso non avviene verso l’alto. Ps : nel frattempo, poiché la domanda troverebbe Immediato riscontro in una “ pronta e competitiva disponibilità d’offerta “ … ascoltatemi per una volta RIAPRIAMO IL CIAPI ( o similare ) e creiamo subito lavoratori veri (con le mani sporche e tasche piene).

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