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Maggio…il mese di Maria Feste e Pietà Popolare in Calabria

“Dell’aurora tu sorgi più bella,
coi tuoi raggi fai lieta la terra,
e fra gli astri che il cielo rinserra
non v’è stella più bella di te.”
Questo splendido canto nel mese di Maggio riecheggia in molte chiese a ricordare e ad omaggiare Maria la Mamma Celeste, ridestando emozioni e vecchi ricordi. La sua devozione è radicata nel cuore dei fedeli, tanto da portare, nelle feste dedicate a lei, una crescita nella fede, una maturazione nella comunione capace di sprigionare negli animi sentimenti di elevazione spirituale.
Le sue immagini e santuari costellano la terra. La sua presenza ha accompagnato momenti lieti e tristi della storia di molti popoli, nonché l’esperienza quotidiana di un’infinità di persone.
La pietà popolare ha accolto il profondo legame fra la madre di Gesù e i misteri fondamentali della salvezza come vengono presentati dalla fede della Chiesa: la nascita, la passione, la risurrezione del Signore. Mons. Giuseppe Agostino, Arcivescovo di Crotone-S.Severina, scriveva a tal proposito in un suo testo “La Pietà Popolare come Valore Pastorale”, “Maria è Il
modello di una partecipazione semplice, essenziale, popolare al mistero della salvezza. Lavora, soffre, tace, ama. Non è un’astratta, una concettuale, ma è una
persona vivente. “ La storia della città di Crotone, come quella di molti popoli, è stata interamente riferita è orientata alla sua presenza di modello e guida nelle situazioni in cui le
risorse umane sono state impotenti, di fronte alle tante difficoltà che spesso confondono il nostro modo di vivere. Nella città di Crotone la sua figura esemplare è stata capace di umanizzare di
rendere onore alle più autentiche espressioni dell’umano aperte al soprannaturale. In Lei il fedele intuisce che sono racchiuse tutte le virtù. I sentimenti verso la Madre di Cristo trovano la loro espressione in svariate forme devozionali da tutti conosciute, che qui ci limitiamo soltanto a ricordare: il mese Mariano, i Pii esercizi come il Rosario e la novena, la processione rituale, il
pellegrinaggio al Santuario. Spesso nell’ambito del pellegrinaggio e delle feste, troviamo una serie di manifestazioni caratteristiche della pietà, nutrite dal folklore, con canti e danze,
poesie votive e doni devozionali, consacrazioni e promesse, gesti di profonda venerazione per l’icona, dal camminare scalzi all’offerta di candele votive. Ma forse quello, che non si può documentare che racchiude in realtà l’essenza della devozione, è il dialogo terreno e fiducioso che i fedeli mantengono con la Vergine attraverso la contemplazione tesa e quasi estatica della sua immagine particolarmente venerata, che è quella della Madonna Nera conosciuta con il titolo di “Capocolonna”. La pietà è polarizzata verso questa immagine, perché le sue radici si perdono nel passato; Nei momenti storici difficili, come l’invasione dei turchi, i terremoti, la siccità, episodi così vivi nella coscienza di ogni crotonese, la presenza di Maria è
stata colta come vicina e amica, Madre Maestra di vita. La sua devozione, ci ricorda ancora Mons.Agostino in una sua lettera dedicata a “I nostri Santi compatroni: S.Dionigi e Sant’Anastasia” è dimostrata in modo evidente con “… l’appuntamento annuale della sua festa…miracolo di convocazione, sorprendente, intenso, crescente. Da una parte il termometro della nostra sentita
devozione a Lei e, dall’altra, della Sua ma grande, indicibile presenza che illumina, conforta, raduna, precede.” I due luoghi della Madonna, l’altare di Crotone e la chiesetta di Capo Colonna,
chiamano soprattutto nel giorno della festa alla devozione ed al culto, alla preghiera ed alla fede, che si manifesta. Il pellegrinaggio compiuto, dai credenti,
nel cuore della notte, la terza domenica di maggio, si muove come ogni anno dalla Basilica verso la meta: il piccolo santuario, distante 14 km dalla città, luogo del ritrovamento dell’icona.
Tutto termina con il ritorno del Quadricello via mare, episodio che attira tutta la città intera e il circondario, per guardare e scorgere la Madonna, che cammina sull’acqua e che unisce in questo modo i due lembi di terra; Lo sbarco nel piccolo porto è un’esplosione di gioia e di fede, perché tutti riconoscono nel suo volto quella lampada luminosa e quel modello insuperabile per coloro che vogliono percorrere, l’arduo, ma luminoso cammino della santità. Accompagnare l’immagine in processione esprime il desiderio di ottenere qualche
cosa a cui si associa anche un’intenzione religiosa profonda, in quanto il luogo sacro è considerato Manifestazione e Memoria del soprannaturale, segno di una presenza che agisce. Significativa è la vicinanza, sul promontorio, della chiesetta all’unica colonna dorica, emblema di un paganesimo non eliminato ma convertito. Vi è qui raffigurato il sovrapporsi dell’immagine sacra all’immagine pagana. Lo studioso di Storia delle religioni M.Guerra, spiega tutto ciò facendo riferimento al “Processo di cristianizzazione delle realtà non cristiane che spesso ha investito la rappresentazione artistica di Maria Vergine. Così, ad esempio Varie statue di Iside, vennero trasformate in quelle MADONNE NERE tanto venerate in
alcune città e regioni. Tuttavia le differenze sono essenziali: Maria non è un personaggio mitico ne è stata mai considerata come personificazione di una forza cosmica …essa è semplicemente una donna ebrea, nata in una cittadina allora sconosciuta, Nazareth, elevata alla dignità unica di Madre di Gesù Cristo, Madre di Dio, ma al tempo stesso Immacolata e sempre Vergine. Da qui il contrasto, persino nell’iconografia. La Madre Terra spesso è rappresentata in modo grottesco, conmammelle dallo sviluppo esagerato …Maria, invece, nei primi secoli è raffigurata
con il bambino in braccio.” L’esistenza, quindi, di alcuni elementi legati ad un antico fondo religioso naturistico e pagano, si spiegano, storicamente, con il modo nel quale è avvenuta la
cristianizzazione. Il luogo di culto pagano non è stato soppresso abbandonato, ma è stato cristianizzato con l’erezione della Chiesa dedicata a Maria. Questo non significa che la Vergine Santa sia una proiezione di sentimenti sublimi, oppure un mito che noi abbiamo creato per contemplare le nostre più profonde aspirazioni, al contrario, Maria è un dono di Dio all’umanità è una risposta reale dell’umanità a Dio. L’amore per la Madre di Cristo, la devozione verso la Sua persona, la fiducia verso la Sua materna intercessione è occasione propizia per evangelizzare le persone e i loro atteggiamenti di vita cristiana. Non è sufficiente contemplare Maria invocarla, è necessario lasciarci interpellare dalla sua immagine evangelica, dal perenne
messaggio che si sprigiona dalla Sua persona e dalla Sua missione.

   Lombardo Flavia

 

G.Agostino, La Pietà Popolare come Valore Pastorale,Ed Paoline, Torino 1987
G.Agostino, I Nostri Santi Compatroni: San Dionigi e Sant’Anastasia, Appunti per
la Chiesa Diocesana di Crotone-S.Severina, Crotone 1994
Guerra M., Storia delle Religioni, Ed.La Scuola, Brescia 1989.

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